A proposito del servizio de “Le Iene” sui pomodori cinesi made in Italy!

Il 27 Settembre scorso, i giornalisti de “Le Iene” hanno assestato l’ennesimo colpo al sistema di omertà che vige nel settore alimentare italiano.
Tutti noi siamo rimasti inorriditi nell’apprendere che il pomodoro con il quale tutti i giorni condiamo la pasta, ritenuto “a torto” una specialità italiana, in realtà viene coltivato e preparato in Cina, nelle vicinanze di città inquinate, con l’ausilio di sostanze chimiche tossiche vietate da decenni nel nostro Paese.
Come se non bastasse, durante l’intervista i produttori cinesi scimmiottavano le espressioni di contentezza dei compratori italiani di non meglio identificate “note aziende del settore”, quando offrivano loro pomodori neri, ormai scaduti e pieni di vermi a prezzi stracciati.
Decisamente il servizio, che invito a visionare sul sito delle Iene, fa inorridire!
La prima domanda che mi sono posto, dopo averlo visto, è stata: come si fa ad essere così senza scrupoli! Come si fa, per il maledetto sporco denaro, a mettere a repentaglio la salute delle persone, degli anziani, dei bambini?
Ma le ASL dove sono e perché non effettuano i controlli a campione come si faceva una volta?
Anni fa, quando le ASL funzionavano e non erano soggette alla spending review, gli allora vigili sanitari, periodicamente, si recavano nei supermercati e prelevavano campioni di tutto per sottoporli ad analisi.
Allora era di moda la prevenzione, mentre oggi tali controlli, da quello che mi risulta, vengono effettuati solo su segnalazione o dopo che qualcuno si è sentito male.
Cambiano i tempi e, decisamente, come si dice dalle mie parti, “il peggio viene sempre dopo!”

A peggiorare ulteriormente la situazione, naturalmente a discapito dei consumatori, è anche la normativa in vigore – legge 3 febbraio 2011, n. 4 – redatta dal legislatore in maniera alquanto superficiale, probabilmente per “non dar fastidio” alle lobbies del settore alimentare che, naturalmente, quando va bene delocalizzano e quando va male, come nel caso del servizio delle Iene, riescono facilmente ad aggirarla facendo apparire come Made in Italy prodotti che al massimo potrebbero essere utilizzati per l’alimentazione animale.

A parte i prodotti chimici utilizati dai cinesi per la coltivazione vietati nel nostro Paese perché cancerogeni, a parte la qualità scadente dei pomodori (addirittura di colore nero perché marci e pieni di vermi), le “note aziende del settore” che – da quello che emerge dal servizio giornalistico – importano tali prodotti, di fatto rispettato la legge in vigore che consente loro, nonostante tutto, di apporre il marchio “Made in Italy” sulle confezioni.
Sembrerà assurdo, ma è così!

E’ fuori discussione che le Iene, con il servizio, abbiano alzato un gran polverone sull’argomento con lo scopo di costringere i nostri “inesistenti” politici a fare qualcosa per tutelare i consumatori, tuttavia, nel servizio sono presenti inesattezze che è bene chiarire per avere una visione completa della problematica..

Per prima cosa è da dire che dal 1° gennaio 2008 in Italia è obbligatorio segnalare in etichetta l’origine del pomodoro fresco utilizzato nella preparazione della   passata di pomodoro.
La disciplina che regola l’etichettatura della passata di pomodoro fa riferimento al decreto del 17 Febbraio 2006, del Ministero delle politiche   agricole e forestali,   recante   nuove   norme sull’etichettatura della “passata di pomodoro”, che, in base al D.M. 23.09.05, deve essere prodotta esclusivamente con questo ingrediente e non con concentrato diluito con acqua.

La normativa interviene con l’obiettivo primario di   tutelare il consumatore dai rischi di sofisticazione e frode, ma anche la produzione italiana dall’uso non dichiarato di prodotti esteri a basso costo.

Cosa diversa è invece l’utilizzo di concentrato di pomodoro per la preparazione di salse o come ingrediente.
In questo caso (quasi sicuramente!) il concentrato di pomodoro cinese ( ma anche quello proveniente da altri paese non UE!) viene utilizzato dalla nostra industria alimentare per prodotti elaborati (salse, sughi ecc.) che poi vanno all’estero con l’indicazione di “Made Italy”.
E’ da evidenziare che parliamo però di prodotti elaborati costituiti da svariati ingredienti!

Prodotti NON trasformati

In base all’art. 18 del Reg. CE n. 178/2002, i prodotti NON trasformati sono: “prodotti alimentari non sottoposti a trattamento, compresi prodotti che siano stati divisi, separati, sezionati, affettati, disossati, tritati, scuoiati, frantumati, tagliati, puliti, rifilati, decorticati, macinati, refrigerati, congelati, surgelati o scongelati”.

Per quanto sopra se troviamo sui banchi di vendita una confezione NON trasformata di pesce, carne ecc., con la scritta “Made Italy” il consumatore si troverà di fronte ad un prodotto nazionale
e potrà acquistarlo con sicurezza.

La sicurezza potrebbe invece venire meno nell’ipotesi di prodotti trasformati!

L’art. 4 della Legge 3 febbraio 2011, n. 4, entrata in vigore il 6 Marzo 2011, stabilisce che:
“Per i prodotti alimentari non trasformati, l’indicazione del luogo di origine o di provenienza riguarda il Paese di produzione dei prodotti. Per i prodotti alimentari trasformati, l’indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti”.

In base a questa norma, il prodotto trasformato dovrebbe riportare sulla confezione l’indicazione del luogo dell’ultima trasformazione sostanziale (evidenzio il “sostanziale”!) e il luogo di coltivazione della materia prima (nel caso del servizio delle Iene, la Cina).

Ma, come accade spesso in Italia, “fatta la Legge, trovato l’inganno!”

Anche se la legge è sostanzialmente chiara, i produttori (gli OSA) hanno presto trovato il modo di aggirarla!

Partendo dal presupposto che il concentrato di pomodoro cinese NON è un prodotto FINITO ma un semilavorato, viene utilizzato dall’industria ( nota: in modo che non sia la materia prevalente!) con l’aggiunta di acqua, altri ingredienti e anche concentrato nazionale (che deve comunque risultare prevalente) e …il gioco è fatto!
Per fare un esempio, il ketchup è un prodotto a base di pomodoro, aceto, zucchero, spezie.

…Basterebbe andare a fare un’ispezione in una conserviera per vedere che le materie prime sono in gran parte estere!

In pratica il pomodoro italiano viene “diluito”, “allungato” con prodotti provenienti dall’estero, dove i controlli igienici sono scarsi, inesistenti, o con parametri di riferimento, come evidenziato nel servizio delle Iene, talmente alti rispetto ai nostri, da costituire comunque un serio pericolo per i consumatori.
Il problema è che con questa “diluizione” vengono “diluite” anche le sostanze tossiche (insetticidi ed altro), vietate in Europa ma utilizzate nella coltivazione nei Paesi extra UE.

Il consumatore si troverà, quindi, a nutrirsi di prodotti che presentano comunque una tossicità che alla lunga potrebbe influire negativamente sulla propria salute.
Tutto questo a causa di una legge dalle maglie troppo larghe, destinata solo a coprire la facciata del problema.

Ben vengano quindi i servizi de “Le Iene” se possono servire a scuotere l’opinione pubblica o qualche politico di buona volontà, perché, altrimenti, di questo passo, senza essere pessimisti ma solo realisti, dovremo tutti mettere in conto di imbatterci nel corso della nostra esistenza in malattie serie, causate dai veleni che ogni giorno troviamo nel piatto.
L’antica Scuola medica Salernitana, la più antica e celebre istituzione medica del mondo occidentale del Medioevo, Ippocrate, il padre della medicina moderna e, più di recente, il filosofo Feuerbach, sostenevano che “Noi siamo quello che mangiamo”.
…Decisamente la saggezza dei nostri Padri è lontana anni luce dal mondo attuale!

Piero Nuciari
www.pieronuciari.it

A questo link il servizio de “Le Iene”
A questo indirizzo, invece, un caso di contraffazione scoperto dai NAS
Un grazie particolare all’amico Dr. Giovanni Rossi, responsabile del sito http://www.tecnicidellaprevenzione.eu, per la consulenza

 

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