Dal 26 Aprile 2008 la vera bistecca fiorentina è tornata sulle tavole dei consumatori

La bella notizia

Dal  26 Aprile 2008 è tornata sulle tavole italiane la vera bistecca fiorentina, ottenuta da animali adulti fino a  30 mesi. Da questa data, infatti, è entrato in vigore il regolamento 357/2008/Ce che ha innalzato da 24 a  30 mesi l’età dei bovini per i quali è consentita la commercializzazione di carne con la colonna vertebrale, dalla quale, come risaputo, si ottiene il pregiato taglio della “fiorentina”.

Nota
Il regolamento modifica l’allegato V del regolamento 999/2001/Ce introdotto dal Consiglio dei ministri agricoli della Ue il 29 gennaio 2001. Come si ricorderà, tale norma venne emanata dall’Unione Europea  per fronteggiare l’emergenza mucca pazza (Bse).
Il provvedimento prevedeva il ritiro  e l’incenerimento delle colonne vertebrali e del midollo dei bovini a partire dai 12 mesi di età, in quanto assieme ad altri parti molli erano considerate a rischio di encefalite spongiforme bovina.

Per Bruxelles, la ragione di questa modifica è da ricercarsi «nell’evoluzione positiva dell’epidemia della Bse e nel chiaro miglioramento della situazione grazie a misure di riduzione dei rischi, come l’applicazione del divieto assoluto concernente i mangimi e la rimozione ed eliminazione del materiale specifico a rischio».

Nota
La decisione si basa sul parere dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (Efsa) del 19 aprile 2007, nel quale si evince che «in base alle conoscenze scientifiche attuali la probabile infettività nel sistema nervoso centrale dei bovini è rilevabile a tre quarti circa del periodo d’incubazione e che prevedibilmente l’infettività è al di sotto del limite di rilevazione o ancora assente nei bovini fino all’età di 33 mesi».

La brutta notizia
I bovini allevati in Europa potranno tornare tra breve ad essere alimentati con farina di pesce.

Da quando l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE) è stata segnalata per la prima volta nel 1986 nel Regno Unito, la Commissione Europea (CE) ha sviluppato un insieme completo di misure per la riduzione del rischio delle encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE) per proteggere la salute umana dalla BSE, controllare e alla fine eradicare le TSE negli animali.

Nota
Le farine animali per l’alimentazione dei ruminanti (bovini, ovini, caprini) sono proibite in Europa dal 1994. Dal 1.1.2001 è in vigore il divieto d’impiegare farine di carne e di ossa per tutti gli animali da allevamento (compresi pollame, maiali e pesci). È esclusa dal provvedimento la farina di sangue, sebbene anch’essa possa essere infettiva.

Dal 2001 è stato adottato il divieto temporaneo, esteso all’UE, dell’uso di farina di pesce negli alimenti per i ruminanti (CE 2000/766 e 2001/9). Nel 2003, il divieto temporaneo è stato trasformato in misure permanenti con il Regolamento CE 999/2001 sulla TSE.

Nota
Considerato che i pesci di allevamento sono alimentati con farina proveniente da scarti di macellazioni animali, la farina di pesce è stata vietata a causa delle difficoltà di rilevazione delle piccole quantità di proteine di ruminanti presenti in questo alimento.

A livello europeo è in atto una revisione del Regolamento CE 999/2001;  la bozza attuale della revisione consente di alimentare i giovani ruminanti con farina di pesce ed introduce un livello tollerante per la farina di pesce per l’alimentazione di bovini adulti sotto precise condizioni.
La considerazione di abolire questo divieto provvisorio dell’uso della farina di pesce nelle diete dei ruminanti, dovrebbe essere sostenuta da una valutazione scientifica del rischio che indica se esiste o non esiste il rischio di diffusione della BSE ai ruminanti attraverso la farina di pesce, oltre che dal- l’elaborazione di un metodo convalidato che consente la rilevazione, l’identificazione e la distinzione, fino al livello di specie di mammiferi, della presenza di farina di carne di mammifero e di ossa negli alimenti per i ruminanti, anche in presenza della farina di pesce nello stesso alimento.

Nell’Ottobre 2004 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ed il suo gruppo di esperti scientifici sui pericoli biologici sono stati invitati dal Parlamento Europeo a fornire un parere per quanto riguarda i rischi per la salute derivanti dall’alimentazione dei ruminanti con farina di pesce rispetto al rischio di TSE e se questa potesse avere conseguenze negative in termini di sanità pubblica.

Gli esperti del gruppo scientifico sui pericoli biologici hanno concluso che se c’è qualche rischio di TSE nella farina di pesce, questo potrebbe derivare dall’alimentazione di questo pesce con alimenti ottenuti da mammiferi o attraverso la farina di pesce contaminata dalla farina di carne o di ossa. Se e quando fosse reintrodotta la farina di pesce negli alimenti per gli animali, in termini di sanità pubblica, rimarrebbero le preoccupazioni a livello della prevenzione della contaminazione trasversale con farina di carne e di ossa.

Nonostante tutto, è di pochi giorni fa la notizia che il Comitato Permanente per la Catena alimentare e la salute degli animali, lo scorso 22 aprile, ha espresso il proprio parere positivo in merito alla proposta legislativa presentata dalla Commissione europea tesa a reintrodurre le farine di pesce, come sostituiti del latte, nell’alimentazione dei giovani ruminanti (vitelli e agnelli).

La Commissione ha precisato che tale provvedimento non modifica il divieto, ancora vigente, di utilizzare le proteine animali per l’alimentazione degli animali adulti e, al fine di assicurare che le farine di pesce siano ammesse solo per i giovani ruminanti, ha stabilito che il loro utilizzo sia limitato alla produzione di alimenti, quali sostituti del latte, da somministrare previa diluizione ai giovani ruminanti come complemento o sostituto del post-colostro, prima che lo svezzamento sia compiuto.

Inoltre, la Commissione ha previsto una serie di regole che riguardano la produzione di questi prodotti sostituti del latte, il loro imballaggio, l’etichettatura ed il trasporto, stabilendo inoltre, a carico delle autorità competenti, l’elaborazione di una lista contenente i nomi degli allevamenti che utilizzano prodotti contenenti farine di pesce.L’obiettivo di queste misure è quello di stabilire un sistema rigoroso di controllo  per garantire che le farine di pesce siano date esclusivamente ai giovani ruminanti, per favorire la loro digestione e non siano usati per i ruminanti adulti.

La procedura di adozione dell’atto prevede che il testo sia trasmesso al Parlamento europeo che avrà tre mesi di tempo per esprimere un parere, al seguito la Commissione potrà adottare definitivamente il testo.Considerati i tempi per l’adozione del provvedimento, le nuove disposizioni non entreranno in vigore prima del mese di agosto.

Conclusione
Per chi ha avuto modo di vedere la trasmissione Report di Rai Tre dal titolo:
MUCCA PAZZA: CRONACA DI OMISSIONI E INSABBIAMENTI, nella quale venivano descritte tutte le omissioni perpetrate dalle autorità preposte ai controlli, la notizia sopra descritta non può certo fare piacere.
Purtroppo il rischio BSE, una delle malattie più terribili e incurabili della storia dell’uomo, c’è ed è ancora in agguato, visto che è di pochi giorni fa la notizia di altri due morti in una nazione non distante dalla nostra.
Le 575 vittime verificatesi fino ad ora a livello mondiale non sono bastate  a scuotere le coscienze e a mettere come priorità la tutela della salute dei cittadini rispetto al business economico che esiste dietro al commercio degli scarti delle lavorazioni animali.

Evidentemente le aziende del settore sono talmente potenti da riuscire ad influenzare i nostri governanti!
Davanti a tutto questo non può non evidenziarsi il disagio e, soprattutto, l’impotenza dei consumatori di fronte a chi regola “il destino del mondo”.

                                                                                         Piero Nuciari

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