E’ legge l’obbligo di indicazione dell’origine dei prodotti alimentari, ma è una legge dai giorni contati

Ne parlano con enfasi tutti i giornali, i politici di tutti gli schieramenti sono entusiasti del lavoro svolto, le associazioni degli agricoltori esultano: finalmente l’Italia ha una legge che obbliga l’indicazione dell’origine delle materie prime dei prodotti alimentari!

Fino alla conversione in legge del DDL n. 2260, l’obbligo di indicazione dell’origine degli alimenti era in vigore solo per le uova, il latte fresco, la carne bovina, il pollo,  la passata di pomodoro, l’olio extra vergine di oliva e il miele.

La nuova norma, come è facile capire, nasce con lo scopo di tutelare il made in italy nel campo della produzione alimentare.

Il provvedimento, di soli sette articoli, prevede l’obbligo di indicare la provenienza dei cibi con particolare riferimento alle eventuali trasformazioni avvenute lungo tutta la filiera alimentare e produttiva, oltre all’obbligo di indicazione di eventuale presenza di ogm dei singoli ingredienti di alimenti trasformati.

Questi i principali contenuti

Articolo 1:
vengono estese  all’intero territorio nazionale le disposizioni che promuovono contratti di filiera e di distretto, la cui operatività era finora limitata alle aree sotto utilizzate.

Articolo 2:
prevede  il rafforzamento della tutela e della competitività dei prodotti a denominazione protetta.

Articolo 3:

introduce disposizioni  per la salvaguardia delle produzioni italiane di qualità.

Articolo 4:
E’ l’articolo più importante, visto che stabilisce la nuova disciplina in materia di etichettatura di origine dei prodotti alimentari, con il fine di  assicurare ai consumatori una completa informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari, rafforzando nel contempo le possibilità di prevenzione e repressione delle frodi alimentari.
L’articolo prevede  l’obbligo per tutti i prodotti alimentari posti in commercio, nessuno escluso, di riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza, oltre alla altre indicazioni previste dalle normative già in vigore
Lo stesso articolo prevede, conformemente  alla normativa dell’Unione europea, anche l’obbligo di indicazione in etichetta dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo dove ha inizio la produzione, fino ad arrivare  al consumatore finale.
E’ da precisare inoltre che:

– per i prodotti alimentari non trasformati, l’indicazione del luogo di origine o di provenienza riguarda il Paese di produzione dei prodotti;
– per i prodotti alimentari trasformati, l’indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti.

Articolo 5:
stabilisce che le informazioni relative al luogo di origine o di provenienza delle materie prime agricole sono necessarie per non indurre in errore il consumatore medio, nel rispetto di quanto previsto dal codice del consumo (decreto legislativo n. 206 del 2005).
Secondo quanto disposto dall’articolo, l’omissione di tali informazioni  dovrà essere considerata come pratica commerciale ingannevole (articolo 22 D.Lgs. n. 206/2005).

Articolo 6:
in questo articolo vengono riformulate le sanzioni per le violazioni riguardanti la produzione e il commercio dei mangimi.

Articolo 7:
prevede l’obbligo per gli allevatori di bufale di rilevare la quantità di latte prodotto giornalmente da ciascun animale attraverso appositi strumenti, al fine di assicurare la più ampia tutela degli interessi dei consumatori, garantendo la concorrenza e la trasparenza del mercato.

E’ da evidenziare che questa nuova legge non entrerà immediatamente in vigore,  visto che per ogni prodotto e filiera alimentare sarà necessario un decreto attuativo che dovrà essere emanato – entro 60 giorni dall’approvazione – dai Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Politiche Agricole.

Una breve considerazione

Sono rimasto decisamente stupito dall’entusiasmo manifestato da tutti per questa legge, per il suo varo, come se tutti quanti, politici in testa,  non sapessero che tra qualche tempo, pena una procedura di infrazione da parte della UE, lo Stato Italiano dovrà fare retromarcia e rimangiarsi questa nuova norma, chiaramente in contrasto con le leggi europee e internazionali.

Come sicuramente si ricorderà, una cosa simile avvenne già in passato, con la Legge n. 204/2004, (articolo 1-bis), quando il Parlamento italiano tentò di introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine delle materie prime sulle etichette di tutti i prodotti alimentari.
All’epoca  la Commissione europea diffidò la Repubblica italiana dall’applicarla, costringendo i nostri Governanti a rimettere mano alla normativa mediante modifiche e abrogazioni, al fine di evitare il rischio di una pesante sanzione.

Questa volta la situazione è ben peggiore, perché l’Italia è stata diffidata addirittura prima dell’approvazione del Disegno di legge.

Infatti, il 20 gennaio 2010, il nostro Governo, con la notifica a Bruxelles del progetto normativo all’origine di questa legge, aveva scatenato le violente reazioni dei paesi che contano, ovvero di Germania, Francia, Austria e Spagna, che hanno visto nella proposta di legge un disegno protezionista.

Per completezza di informazione è da aggiungere che la Commissione europea aveva addirittura intimato all’Italia di sospendere i lavori relativi a questo disegno di legge, prima della sua approvazione, visto  che la stessa materia riguardante l’informazione dei consumatore relativamente ai prodotti alimentari è attualmente in discussione a livello europeo.

Per le problematiche esposte, c’è quindi da scommettere che la norma sparirà entro breve tempo dal quadro legislativo italiano, oppure verrà “congelata” per mesi o anni, come è gia avvenuto per la “204”.

Rimane fuori da ogni umana comprensione la testardaggine dei nostri politici, il voler approvare a tutti i costi una legge dal destino segnato a causa della nostra appartenenza all’Europa.

L’obbligo di indicazione dell’origine dei prodotti alimentari è di per sé una causa giusta; è un diritto sacrosanto dei consumatori e dei nostri agricoltori che si vedono spesso scippare il mercato nazionale da prodotti scadenti provenienti prevalentemente dalla Cina, dei quali le nostre industrie conserviere fanno incetta grazie al loro basso costo.

Tuttavia i nostri politici non sono ancora riusciti a capire che le battaglie per questi sacrosanti diritti debbono essere fatte in Europa, dove debbono essere inviati rappresentanti eletti non per il loro aspetto fisico e/o la loro notorietà in quanto vip, ma per le loro capacità culturali e professionali.
Considerati i risultati fino ad ora raggiunti, è da dedurre che questo non è avvenuto.

Piero Nuciari
www.pieronuciari.it

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