La nuova liberalizzazione del Governo e… L’ENNESIMA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA!

Tra le “tante” novità introdotte nella riunione del Consiglio dei Ministri del 25 Gennaio 2007, dove l’oggetto delle discussioni sono state le famose “liberalizzazioni” proposte dal Ministro Bersani, spicca l’ennesimo provvedimento  che ancora una volta  “impone quello che già c’era”, che non innova nulla, destinato solo a creare un grande polverone nei confronti del semplice cittadino che, non conoscendo la normativa annonaria, pensa a chissà quale rivoluzione sia stata attuata dal vulcanico Ministro.
Di seguito, virgolettato, riportiamo il commento alla  “grande innovazione che tutelerà i consumatori” che abbiamo trovato sul sito del Governo:

FINISCE ‘LA CACCIA’ ALLA DATA DI SCADENZA → finalmente la data di scadenza dei prodotti alimentari confezionati salterà agli occhi immediatamente. → l’indicazione della data di scadenza o del termine minimo di conservazione dei prodotti alimentari deve essere posta sulla confezione in uno spazio facilmente individuabile e deve essere chiaramente leggibile al pari delle cifre che indicano la quantità di prodotto. La scadenza deve essere stampata in modo indelebile. (Oggi, in molti casi, la data di scadenza è praticamente invisibile).
→ le industrie alimentari avranno 180 giorni per modificare le confezioni dei prodotti
. “

Nota
… a prima vista sembra che  il Governo abbia realizzato chissà quale rivoluzione a favore dei cittadini consumatori; nella realtà la situazione è leggermente diversa… praticamente non è stato introdotto nulla di nuovo!

 

L’art. 14, comma 1, del D.Lgs. n. 109/92, attualmente in vigore, quindi un provvedimento di ben 15 anni fa, già prevedeva nelle modalità di indicazione delle menzioni obbligatorie dei prodotti preconfezionati, che  la denominazione di vendita, la quantità, il termine minimo di conservazione o la data di scadenza nonché il titolo alcolometrico volumico effettivo dovevano (e devono)  figurare nello stesso campo visivo.

Viene quindi spontaneo chiedersi come mai l’obbligo di indicare in maniera visibile la data di scadenza di un prodotto sia stato nuovamente riproposto quando in realtà è sempre stato in vigore!

Il lettore attento ricorderà che una domanda simile ce la siamo posta nelle prima “liberalizzazione” quando veniva soppresso l’obbligo di iscrizione al  REC per gli esercizi di vicinato del settore commerciale NON alimentare, nonostante che tale incombenza fosse stata abrogata addirittura nel 1998 con l’entrata in vigore del D.Lgs. 114, meglio conosciuto come “Decreto Bersani”.

A sommesso avviso di chi scrive, l’incongruenza sopra descritta  non è sicuramente da considerarsi una svista, ma l’ennesimo “mistero” della politica: il tentativo maldestro di dare l’impressione di fare qualcosa anche per i consumatori.

                                                                                                               Piero Nuciari

  

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