La UE ha dato il via libera a 222 messaggi salutistici per alimenti

Da qualche anno un sempre crescente numero di prodotti alimentari, etichettati e pubblicizzati con messaggi che esaltano caratteristiche nutrizionali e salutistiche, sta facendo mostra di sè sugli scaffali dei supermercati europei.

Il fenomeno ha assunto dimensioni tali da attirare l’attenzione del legislatore europeo, sempre sensibile alle problematiche connesse con la salute dei cittadini.
La necessità di tutelare il consumatore da notizie inesatte, fuorvianti, prive di fondamento scientifico, hanno indotto alla fine il Parlamento Europeo e il Consiglio a legiferare in materia al fine di colmare un vuoto normativo che, tra l’altro, favoriva forme di concorrenza sleale tra le imprese operanti nel settore.

Il 16 Maggio scorso, la Commissione europea ha approvato un elenco di 222 indicazioni, verificate scientificamente, che i produttori possono comunicare in etichetta e nei messaggi promozionali, senza il rischio di promesse ingannevoli.
L’elenco attualmente disponibile consolida circa 500 delle quarantaquattromila indicazioni nutrizionali presentate dagli Stati membri nel 2008, per conto delle proprie industrie alimentari.

Nei prossimi sei mesi le aziende alimentari dovranno adeguarsi alle norme stabilite dal regolamento, che saranno direttamente applicabili a tutti gli operatori del settore anche se la responsabilità dell’attuazione resterà ai singoli Stati membri; conseguentemente, i claims non garantiti scientificamente dovranno essere ritirati dal mercato dopo un breve periodo di transizione.

Come gli esperti del settore ricorderanno, nonostante il divieto previsto dalla Direttiva 2000/13/CE di attribuire ai prodotti alimentari “proprietà atte a prevenire, curare o guarire una malattia umana”, l’articolo 10, del Reg. Ce 1924/06, aveva introdotto una deroga a tale principio, purché le aziende utilizzassero esclusivamente gli “health claims” consentiti dalla Commissione.
Tuttavia, nonostante questa “deroga”, in ambito europeo non è mai stato definito un elenco di questa tipologia di claims.

L’art. 13, del Reg. Ce. 1924/06, aveva previsto che entro il 31 gennaio 2008, gli Stati Membri avessero dovuto fornire alla Commissione gli elenchi delle indicazioni in uso sul loro territorio, corredate dalle condizioni di applicabilità; successivamente, la Commissione, sentito il parere dell’EFSA, avrebbe dovuto decidere entro il 31 gennaio 2010 sulle indicazioni consentite, redigendo un apposito elenco.

Considerato il lungo regime transitorio, dal 2010 agli anni successivi, è possibile affermare che i tempi previsti dalla Commissione non sono stati sicuramente rispettati, visto che durante questo periodo è stato consentito l’utilizzo di claims salutistici ideati dalle società private, sulla falsariga dei contenuti elencati nell’articolo 13, comma 1, del regolamento, previa autorizzazione da parte dell’EFSA, secondo una precisa istruttoria definita agli articoli dal 15 al 19 del regolamento.

Alla fine di questo travagliato percorso, la politica europea e le multinazionali hanno raggiunto un accordo e, finalmente, i consumatori europei avranno claims salutistici per la cui stesura sono stati adottati addirittura criteri farmaceutici.

E’ questa infatti la novità che ha creato non pochi problemi alle ditte interessate.
Secondo Ilfattoalimentare.it, noto giornale online specializzato in problematiche alimentari, “la Commissione, in corso d’opera, ha cambiato le regole del gioco. Prescrivendo, nel regolamento (CE) n. 353/08, che la prova scientifica generalmente accettata, richiesta per mettere in luce le virtù degli alimenti debba coincidere con test clinici in “doppio cieco contro placebo” su individui sani, oggetto di pubblicazioni con elevato impatto. Un criterio imprevedibile per chi aveva presentato i dossier un paio d’anni prima, e soprattutto una prova molto costosa (1 milione di € circa, tra prove cliniche e pubblicazioni)”.

In base a questa scelta, peraltro molto contestata, il 95% dei claims sono stati respinti.
A sommesso avviso di chi scrive, la scelta della Commissione appare alquanto esagerata, quasi pilotata, considerato che l’oggetto del contendere sono dei semplici alimenti naturali come: carbone attivo, omega 3, colina, lattulosio, fermenti vivi, etc.
Il “divino Giulio” diceva che: “pensar male è peccato ma quasi sempre ci si azzecca”; nel nostro caso è difficile non pensare che la Commissione abbia subito il dictat delle multinazionali farmaceutiche, nemiche giurate degli alimenti naturali.

In fondo sono loro che governano il mondo, che possiedono il petrolio e le banche, che decidono, spesso a nostra insaputa, della nostra vita.
Sono i registi occulti che tramano ogni giorno per manternere i loro privilegi e per impedire che la gente acquisti consapevolezza, scegliendo, magari, di alimentarsi in maniera naturale.

Se fossero infatti stati approvati i claims respinti, le multinazionali avrebbero sicuramente registrato una flessione dei loro utili sui medicinali… e i consumatori si sarebbero sicuramente accorti che è possibile stare in salute senza farmaci,  solamente controllando l’alimentazione.

Piero Nuciari
www.pieronuciari.it


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