L’europa sta per togliere la data di scadenza dell’olio di oliva

Continua la telenovela dell’olio di oliva italiano.
Dopo l’introduzione della data di scadenza dell’olio di oliva prevista dall’articolo 7, della Legge 14 Gennaio 2013 n. 9, che tutelava la qualità dell’olio di oliva venduto in Italia, già in Europa si sta preparando un disegno di legge (disegno di legge europea 2015) teso ad eliminare questa tutela per i consumatori.
Di fatto si tratta di una norma che favorisce lo smaltimento di olio vecchio e fa venir meno una importante misura di salvaguardia per il consumatore, poiché numerosi studi hanno dimostrato che con il tempo l’olio di oliva modifica le proprie caratteristiche.
Secondo la Coldiretti, con l’invecchiamento l’olio comincia a perdere progressivamente tutte quelle qualità organolettiche che lo caratterizzano (polifenoli, antiossidanti, vitamine) e che sono alla base delle proprietà che lo rendono un alimento prezioso per la salute in quanto rallentano i processi degenerativi dell’organismo.
Ma il disegno di legge europea 2015 rischia di modificare in peggio anche l’etichettatura degli olii di oliva, abrogando le norme che prevedono che ‘l’indicazione dell’origine delle miscele di oli di oliva deve essere stampata con diversa e più evidente rilevanza cromatica rispetto allo sfondo, alle altre indicazioni e alla denominazione di vendita’, con l’effetto di attenuare i livelli di tutela nella commercializzazione dell’olio di oliva.

Secondo la Coldiretti “a guadagnare in questa manovra, sono come al solito le multinazionali che hanno già avuto dall’Unione Europea un regalo da 110 milioni di euro grazie allo sconto di 1,24 euro a chilo che è stato concesso con il nuovo contingente agevolato di 35 milioni di chili dalla Tunisia va ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi ‘agevolati’ annuale oltre quota 90mila tonnellate, praticamente pari a tutto l’import in Italia dal Paese africano”.

Continua quindi, alla luce del sole, il tentativo europeo di ingannare i consumatori italiani attraverso norme forgiate ad arte per creare confusione.
C’è anche da scommettere che i testi proposti dal Legislatore europeo vengono prima vagliati e approvati dalle multinazionali interessate, perché, altrimenti, non si spiegherebbero posizioni così irrazionali in aperto contrasto con gli interessi dei consumatori.

Grazie alle ambigue norme europee entrate in vigore negli ultimi anni  (alle quali i nostri politici hanno dato naturalmente manforte!), i consumatori italiani assistono ora – impotenti – al fatto che
due prosciutti su tre sono venduti come italiani, ma provengono da maiali allevati all’estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta, come pure la metà delle mozzarelle e il concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina i cui arrivi sono aumentati del 379% nel 2015 per un totale di 67 milioni di chili!

Ora è la volta dell’olio di oliva, una delle ultime produzioni agricole che da secoli contraddistinguono la qualità dei prodotti agricoli italiani!
Tra qualche anno anche di questo prodotto di qualità rimarrà solo un ricordo!

A questo punto la domanda da porsi è una sola: “ma vale ancora la pena per l’Italia rimanere nella UE?”

Piero Nuciari
www.pieronuciari.it

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