Licenziato il nuovo regolamento europeo per la disciplina della produzione e dell’etichettatura dei prodotti biologici (REGOLAMENTO (CE) N.834/2007 del 28 giugno 2007)

I ministri dell’agricoltura dell’Unione europea hanno finalmente  raggiunto un accordo politico su un nuovo regolamento relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici.
Da tempo, infatti, sia gli agricoltori che i consumatori premevano affinchè il legislatore europeo semplificasse la materia al fine di avere una normativa più snella e, soprattutto, più chiara.
Il nuovo regolamento, licenziato il 28 Giugno 2007,  prevede, tra l’altro, l’obbligo di una indicazione che informerà i consumatori del luogo di provenienza dei prodotti.
La normativa, che entrerà in vigore il 1° Gennaio 2009,  sancisce che potrà essere utilizzato il marchio biologico solo per i prodotti alimentari che contengono almeno il 95% di ingredienti biologici.
L’eventuale presenza accidentale  di organismi geneticamente modificati dovrà essere espressamente indicata se in misura non superiore allo 0,9%.

Nota
Chi ha seguito le alterne vicende relative alla presenza OGM degli alimenti commercializzati in Europa si ricorderà che nella prima bozza del regolamento era previsto l’obbligo di dichiarare la presenza di OGM se veniva superata la soglia dello 0,9% del prodotto.
Il Regolamento appena licenziato ha di fatto ribaltato la problematica  prevedendo una presenza massima, da dichiarare, dello 0,9% di prodotto OGM.
Per correttezza di informazione  è da evidenziare  che questa “tolleranza” non ha sicuramente riscosso l’entusiasmo dell’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), dei Verdi e di tutte le altre associazioni che gravitano intorno all’alimentazione naturale.
Il nostro ministro Paolo de Castro si era addirittura battuto per la tolleranza zero, ossia per la soglia dello 0,1% in favore della quale si era espresso anche il Parlamento europeo che sull’argomento, come risaputo, non ha parere vincolante.

I consumatori italiani dovrebbero tuttavia rimanere tranquilli visto che il provvedimento appena licenziato consente agli Stati membri di applicare in ogni caso norme nazionali più restrittive.

 

 
Il REGOLAMENTO (CE) N.834/2007 prevede inoltre altre interessanti novità: –  autorizza norme private più rigorose;

–  migliora il sistema di controllo, allineandolo al sistema ufficiale di controllo vigente nell’UE per la generalità delle derrate alimentari e dei mangimi, prevedendo controlli specifici per la produzione biologica;

–  istituisce un nuovo regime permanente d’importazione, in virtù del quale i paesi terzi possono esportare sul mercato dell’UE a condizioni identiche o equivalenti a quelle applicabili ai produttori dell’UE;

–  prescrive l’indicazione del luogo di provenienza dei prodotti, anche per quelli importati che recano il marchio UE;
–  rende obbligatorio l’uso del marchio biologico UE che tuttavia potrà essere accompagnato da marchi nazionali o privati.

Considerato che tutte le normative europee sono frutto di mediazioni e compromessi tra partiti politici, multinazionali e, in maniera residuale, le associazioni dei consumatori, si spera, nell’interesse dei cittadini,  che l’1 Gennaio 2009 rappresenti non il punto di arrivo ma la data di partenza dell’agricoltura biologica europea visto che il nuovo Regolamento, nonostante alcune evidenti contraddizioni, disciplina  finalmente un genere di agricoltura nata alcuni decenni fa e destinata ad espandersi a macchia d’olio in tutta Europa a seguito della continua richiesta di cibi naturali portata avanti dai consumatori.

Il vecchio detto “noi siamo quello che mangiamo” sta lentamente emergendo nella coscienza dei cittadini; prova di questo è l’aumento della richiesta di prodotti coltivati con metodi naturali visto che è ormai assodato che molte malattie del nostro secolo sono causate principalmente dai cibi coltivati a base di pesticidi e fertilizzanti chimici.

Per fare un esempio, si pensi all’insalata che quotidianamente, a pranzo o a cena, troviamo nel nostro piatto.
Il sistema di coltivazione biologica prevede la concimazione del terreno con lo sterco di mucca, la lotta contro le lumache portata avanti con tecniche ingegnose come l’uso della cenere, della birra, etc.
Per il mantenimento, una volta colta, non vengono assolutamente usati  prodotti antimuffa: il consumatore consuma un prodotto forse meno bello ma sicuramente pieno di vitamine, fibre e sali minerali.

Il sistema di coltivazione non biologico prevede invece la concimazione del terreno con fertilizzanti chimici, l’uso di veleno chimico contro le lumache, l’utilizzo di sostanze chimiche per il mantenimento del prodotto una volta colto. Normalmente alla fine del ciclo di crescita, un cespo di lattuga riceve circa 11-12 dosi di pesticidi, oltre a diverse applicazioni di fertilizzanti.

Se poi il consumatore non ha tempo e preferisce acquistare le confezioni  di insalata già lavata ed imballata che negli ultimi anni  sta letteralmente “spopolando” nei nostri supermercati, la cosa si complica (per la sua salute)!
Andando più a fondo sul come vengono preparate queste confezioni “industriali” pronte per l’uso, si scoprono cose interessanti.

L’insalata raccolta viene portata alle sale d’imballaggio il giorno stesso, oppure entro i due giorni successivi se proviene dall’estero (occorre infatti tener conto che l’insalata non cresce tutto l’anno ma solo in estate). A questo punto viene selezionata, tagliata, lavata in acqua clorurata, asciugata e infine imbustata in confezioni di plastica in atmosfera modificata o Map.
A causa dell’acqua clorurata e dell’atmosfera modificata, sicuramente la verdura non sarà molto utile per la salute dei consumatori.
In pratica nel lavaggio con acqua clorurata le foglie vengono lavate in una soluzione disinfettante composta di acqua e cloro dove la percentuale minima di quest’ultimo si aggira sui 50 milligrammi per litro, valore venti volte superiore a quello presente nell’acqua di una piscina.

Nota
– Questo lavaggio lascia sull’insalata dei residui di composti clorurati e per questo non sono ammessi nelle preparazioni biologiche.
– Scientificamente è stato appurato che alcuni di questi composti sono cancerogeni.

Passiamo ora all’atmosfera modificata o Map. Questo metodo permette di aumentare del 50 per cento la conservabilità del prodotto. In pratica nel momento del confezionamento la quantità di ossigeno passa dal 21 al 3 per cento, mentre l’anidride carbonica aumenta in corrispondenza. Il trattamento serve a rallentare il deterioramento e lo scolorimento dell’insalata, che può apparire fresca di giornata fino a 10 giorni dalla raccolta.
Da una veloce ricerca su internet è stato possibile apprendere che dagli Stati Uniti arrivano lattughe che durano fino ad un mese…che siano biotech?.
Ogni commento è superfluo e, nell’interesse della nostra salute, ben vengano – pur con tutti i loro limiti – i regolamenti europei disciplinanti l’agricoltura biologica!

Nota
Come si è sviluppata in Europa l’agricoltura biologica

Non tutti sapranno che l’agricoltura biologica è nata in Germania, Austria e Svizzera nella prima metà del secolo scorso e si è estesa in seguito in Olanda ed altri paesi fra cui l’Italia. In breve i fattori che hanno promosso la crescita del comparto biologico sono:
– il sostegno economico rivolto alla produzione da parte dell’Unione Europea con la riforma della Politica Agricola Comune ed interventi legislativi.
– l’effetto che hanno provocato malattie come la Bovin Spongiform Encelophatitis, con la CJD nell’uomo, l’afta epizootica, la diossina nei polli e quant’altro.
– l’evoluzione del consumo non più basato sugli status sociali ma sugli “stili di vita”, dunque l’attenzione ai temi di salute e natura.

Queste considerazioni hanno riguardato e riguardano tutta l’Europa. Per quanto concerne l’Italia, ma lo stesso andamento lo si riscontra anche negli altri Paesi della U.E., lo sviluppo dell’agricoltura biologica ha raggiunto un alto livello a partire dagli ultimi cinque anni. In base agli ultimi dati MiPA, l’Italia rappresenta il secondo Paese dell’U.E. per numero di aziende certificate biologiche e per superfici a biologico.  

 
                                                         
                                                                                                                            Piero Nuciari

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