Prodotti per la protezione solare: l’iniziativa della Commissione per migliorare l’etichettatura

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 26/09/2006, la raccomandazione della Commissione sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni.
Nella primavera scorsa,  come si ricorderà, era sorto in ambito europeo un vivace confronto sulla sicurezza dei prodotti per la protezione solare, visto che era stato accertato, dai vari organismi preposti al controllo, che spesso,  a cosmetici dello stesso livello, venivano attribuite nei vari Paesi capacità protettive differenti, disorientando i consumatori.

Nota
Il punto debole dei vari sistemi di etichettatura dei prodotti per la protezione solare, adottati nei vari paesi europei, riguarda il
ben noto “fattore di protezione” il quale si riferisce principalmente ai raggi UVB (causa di “scottature solari”) ma non ai raggi UVA (importante fattore di rischio per il cancro della pelle e l’invecchiamento della pelle). Non esistono attualmente metodi di prova uniformi per comparare i fattori di protezione ai raggi UVA. Ogni produttore ha il suo metodo per misurare e indicare il fattore di protezione, come ad esempio:
– protezione ad ampio raggio;
protezione ad ampio raggio UVA, UVB;
– 100% anti UVA/UVB/IR;
– tiene lontani i raggi UVA;
– UVA di 30°;
– Protezione UVA rafforzata;
UVB: assorbimento 30/UVA 30;
– 25B 7A
 

L’obiettivo di costringere le ditte produttrici europee a standardizzare le etichette è volto ad evitare che i consumatori vengano tratti in inganno dal loro contenuto visto che è fuori discussione, nonostante l’ottimismo delle varie campagne pubblicitarie,  che non esiste un prodotto per la protezione solare che fornisca il 100% di protezione nei confronti dei raggi UV pericolosi.

Nota
Il fattore di protezione solare, indicato normalmente nelle etichette con la sigla SPF (Sun Protection Factor), è un numero che indica quanto tempo è possibile esporsi con un determinato tipo di “filtro” senza incorrere in scottature o eritemi della pelle. Esso esprime, quindi, la capacità di un determinato protettore solare di arrestare la radiazione solare, formata anche dai raggi UVA,UVB, UVC, IR.
Per sua stessa natura, quindi, l’SPF non può essere definito soltanto da criteri oggettivi e deve essere considerato un valore orientativo poiché ci sono altri fattori che possono determinare il tempo d’esposizione sicura come:
• il tipo di pelle (fototipo)
• l’intensità delle radiazioni
• il tipo di prodotto usato
• le condizioni atmosferiche
• il principio attivo usato, la sua concentrazione, il modo in cui è veicolato nel prodotto stesso

In gioco ci sono seri rischi, come quello del cancro della pelle, causati da una protezione insufficiente dai raggi solari. Questa malattia, in costante crescita, colpisce ogni anno in Europa migliaia di persone!
A rischio vi è anche la salute dei neonati e dei bambini.

Infatti, i prodotti per la protezione solare attualmente in vendita, per i dati contenuti nelle etichette, molto spesso trasmettono al consumatore l’impressione errata che possono fornire una protezione sufficiente per i neonati e i bambini.
Un’altra problematica relativa ai contenuti spesso non veritieri presenti nelle etichette, riguarda le scarse indicazioni fornite dai produttori circa l’applicazione corretta del prodotto: fattore importante quanto la scelta del prodotto stesso.

Ad esempio, allo scopo di raggiungere la protezione indicata con “fattore di protezione”, in base ad esperimenti effettuati da importanti ditte produttrici, è necessaria una quantità di 2mg/cm² . Di conseguenza la quantità necessaria per coprire tutto il corpo può essere di un terzo di una piccola bottiglia. Inoltre, sempre in base agli studi effettuati, per mantenere costante il fattore di protezione questa quantità deve essere riapplicata frequentemente durante il periodo di esposizione ai raggi solari.
Questi dati, decisamente importanti, non vengono quasi mai riportati in etichetta, visto che non esiste un preciso obbligo di legge.
Il consumatore ignaro, usando i prodotti per la protezione solare con parsimonia, di fatto pregiudica inconsapevolmente il loro scopo protettivo!

Infine è appena il caso di ricordare che l’Unione Europea costituisce un mercato importante e in continua crescita per l’industria dei prodotti per la protezione solare. Nel 2004 l’importo stimato delle vendite (prezzo di vendita) dei prodotti per la protezione solare è stata di circa 1.300 milioni di euro in Europa. Nel 2005 le vendite sono addirittura aumentate del 4%.Nell’Unione europea il mercato dei prodotti per la protezione solare è dominato da aziende europee: tra i dieci fornitori principali dell’EU ci sono solo tre società non europee la cui quota di mercato è del 12% circa.                                                                                                                   Piero Nuciari 

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