sfondo4

Scioglimento del Corpo Forestale dello Stato. La verità che i media di regime e i nostri politici non hanno il coraggio di dire. (prima parte)

Per gentile concessione della testata giornalistica “Quotidie Magazine – www.quotidiemagazine.it” di seguito potete leggere l’intervista al Dott. Maurizio Cattoi, Dirigente del Corpo Forestale dello Stato e segretario DIRFOR, pubblicata nel numero di Gennaio 2018.
Il 4 Marzo 2018 ci saranno (finalmente!) le elezioni politiche e già da qualche tempo i politici e i partiti che in questi ultimi anni hanno portato l’Italia allo sfascio, hanno iniziato l’opera di mistificazione, addossandosi a vicenda le responsabilità della drammatica situazione in cui versa il nostro Paese,  per tentare di confondere le acque e non far capire agli elettori chi sono i veri responsabili.

Si sta giocando al rialzo, a chi la spara più grossa! Questa mattina Renzi ha addirittura proposto la soppressione del canone Rai, lui che, forzando la legge, lo aveva inserito nella bolletta dell’energia elettrica!

Berlusconi, che con il suo partito ha sempre osteggiato il reddito di cittadinanza del M5S, ora vuole il reddito di dignità!
Manca solo che questa gente aggiunga alle loro strampalate offerte due pentole antiaderenti e poi avremo veramente raschiato il fondo!

E’ ora che gli Italiani comincino ad essere informati su come sono andati veramente i fatti in tante situazioni che, prima o poi, pagheranno di persona!

Una delle tante tematiche che ha tenuto banco questa estate è stato il problema degli incendi e della Forestale che non c’è più a controllare, accorpata (smembrata è il termine più indicato!) ad altre forze di Polizia per ottenere un risparmio risibile, praticamente inesistente!

La riforma Madia ha fatto piazza pulita di una delle poche realtà che in Italia funzionavano!
I partiti, complici della soppressione del Corpo Forestale, ora si stanno rimbalzando le responsabilità come se la colpa fosse di un solo partito, o di una sola persona!
La verità è un’altra e nell’intervista al Dott. Maurizio Cattoi, Dirigente del Corpo Forestale dello Stato e segretario DIRFOR, che troverete di seguito, è possibile capire chi sono i veri responsabili di questa scellerata scelta politica e, soprattutto, i futili motivi che l’hanno generata e il menefreghismo dei politici che in maniera servile l’hanno votata, incuranti dei danni che avrebbero causato al Paese.

Ringrazio la testata giornalistica www.Quotidiemagazine.it per la gentile concessione.

Stay tuned!

Piero Nuciari
www.pieronuciari.it

La Riforma MADIA è BLINDATA. Prima l’ approvano poi la condannano!

Intervista al Dott. Maurizio Cattoi Dirigente del Corpo Forestale dello Stato e segretario DIRFOR – Quotidie Magazine gennaio 2018

Una proposta o progetto o disegno di legge, prima di diventare legge dello Stato deve seguire un iter parlamentare: presentazione del progetto/proposta/disegno da parte del Governo o di uno o più schieramenti politici, approvazione alla Camera, trasmissione all’altra Camera per le modifiche e/o l’approvazione (nel caso di modifiche, ritorna indietro alla prima Camera), approvazione di entrambe, inoltro al Presidente della Repubblica, promulgazione e pubblicazione sulla GU.

A questo punto, le domande sulla Riforma Madia, sorgono immediate.

Ringrazio pertanto per la sua estrema gentilezza, disponibilità e cortesia il Dott. Maurizio Cattoi Dirigente del Corpo Forestale dello Stato e segretario DIRFOR, per l’attenta esamina di una situazione che pochi conoscono proprio perché messa immediatamente a tacere.

Molti partiti che allora hanno appoggiato la norma e fatta diventare legge dello Stato ora la condannano e prendono le distanze avvallando la sua incostituzionalità. Non parliamo poi di più di 7000 persone che all’improvviso, dal ruolo di protagonisti in un corpo nato nel 1822 con specifiche competenze nella difesa del patrimonio agroambientale italiano, custodi delle montagne e dei territori, si sono trovati in un ufficio seduti a una scrivania con semplicissimi compiti di segreteria, senza considerare quello che è costato allo Stato italiano. Non si poteva prevedere tutto questo oppure non c’è stata la volontà?

Gli allarmi lanciati dal mondo Forestale durante tutto l’iter della riforma Madia perché si scongiurasse il rischio evidentissimo di un vuoto organizzativo sono stati vani, perché la risposta univoca e monotona è stata che “la riforma è BLINDATA”. Ritorno sulla “blindatura” del progetto per evidenziare che la stragrande maggioranza parlamentare, Forza Italia e Lega comprese, piuttosto che far esplodere le numerosissime contraddizioni funzionali e perfino costituzionali, della riforma Madia, hanno caldeggiato o consentito lo stravolgimento dell’imprescindibile unitarietà delle competenze e delle funzioni poste a difesa del patrimonio boschivo e naturale, ovvero che fosse disperso il know how necessario a fronteggiare l’emergenza incendi. Hanno anche consentito la scomparsa della Forestale quale “cerniera” tra lo Stato e la complessa realtà locale delle Regioni, dei Parchi e delle Riserve Naturali, delle esigenze scientifiche e del monitoraggio ambientale, perché ciò che dapprima era svolto unitariamente da queste 8000 persone oggi è spacchettato in cinque enti differenti, che adesso sono oltretutto in competizione tra loro. Un capolavoro! Dal 1 gennaio tutto questo sistema, che peraltro funzionava da 200 anni, è paralizzato, anzi, posso dire che ha subito un vero INFARTO. Posso essere ancora più preciso affermando che si tratta di un infarto “coronarico”, ovvero di quella parte fondamentale per ogni cuore costituita dalla rete dei “capillari”, una rete complessissima e sofisticata che riesce a reagire immediatamente e in modo plastico a tutti sforzi, anche improvvisi. La riforma Madia ha cancellato tutti i capillari, in altre parole, i Forestali polifunzionali distribuiti sul territorio in nuclei piccolissimi ed estremamente reattivi, e li vorrebbe sostituire con due enormi “aorte”, l’Arma dei Carabinieri e i Vigili del Fuoco. Ognuno sa, senza essere medico, che con le sole aorte, si muore. E così sta succedendo. E sicuramente non c’è soluzione, perché questi due sistemi “assorbenti” di ciò che la Forestale forniva al Paese, sono organizzazioni assolutamente “rigide”, impermeabili per loro natura a qualsiasi modificazione in senso elastico del proprio assetto organizzativo, strumentale, financo sindacale o gerarchico. Nessuno in Italia potrà e riuscirà mai a sostituire il Corpo Forestale dello Stato e la sua organizzazione, è pacifico e sotto gli occhi di tutti. Senza contare che in tutto il mondo, le funzioni complesse della tutela e dell’intervento specialistico nelle foreste vengono sempre più accorpate, mentre in Italia sono state, al contrario, frantumate.

Molti partiti, per una semplicissima questione politica usano, ora, per la loro campagna elettorale l’affermazione che rimetteranno il CFS, ma sappiamo tutti che indietro non si torna e la bandiera è ormai in una teca. Cosa si potrebbe invece fare di costruttivo e reale senza che sia l’ennesima presa in giro?

Onestamente, e per la cronaca politico-parlamentare, solo il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana hanno apertamente difeso la funzione e l’organizzazione della Forestale contro la sua distruzione. Attualmente, parrebbe velleitario ipotizzare un ritorno al Corpo forestale dello Stato, visto l’avanzamento del livello di digestione della sensibile struttura e della dissipazione dell’enorme banca di competenze “fini” dei Forestali. E’ però innegabile che i problemi siano ancora tutti sul tappeto, a iniziare dalle gigantesche falle nelle organizzazioni assorbenti nei confronti dell’assolvimento corretto ed efficace delle competenze assorbite insieme al personale, la gran parte “militarizzato” coattivamente in tempo di pace. Ancora è forse presto per azzardare un’ipotesi, ma il punto di caduta dell’intero processo si sa con certezza che è situato a valle sia delle due sentenze della Corte Costituzionale, attesissime da 3000 forestali ricorrenti, sulla legittimità della militarizzazione coatta e sulla mancata difesa dei diritti sindacali nelle forze armate, sia alla fine di un 2018 che vedrà il paese in una permanente campagna elettorale parlamentare e regionale, inframezzata da una lunghissima stagione d’incendi boschivi, di possibili emergenze idrogeologiche, di modificazioni delicatissime negli assetti di tutela dei Parchi Nazionali e delle Aree Protette, di una richiesta alla classe politica di serietà e di competenza nel risolvere i problemi dei Territori. Di proposte a suo tempo ne sono state fatte tante. Inascoltate. Ora che il giocattolo s’è rotto è legittimo aspettarsi che lo sforzo di riaggiustarlo se lo carichino quello che l’hanno sfasciato. Poi valuteremo.

Print Friendly, PDF & Email
(Visited 2.866 times, 16 visits today)
 
Share