Un respiro di sollievo per coloro che scaricano musica da internet

Negli ultimi mesi praticamente tutte le riviste informatiche e i principali media nazionali hanno pubblicato articoli riguardanti la vicenda Peppermint Jam Recors, la società tedesca che aveva incaricato una ditta svizzera, la Logistep,  di “pescare” su internet i numeri IP utilizzati da migliaia di internauti per scaricare illegalmente brani musicali coperti dal diritto di autore.

Nota
Un Indirizzo IP è un numero che identifica univocamente nell’ambito di una singola rete i dispositivi collegati con una rete informatica che utilizza lo standard IP (Internet Protocol).
Esso può essere visto come l’equivalente di un
indirizzo stradale o un numero telefonico dei dispositivi collegati su internet. Infatti, così come un indirizzo stradale o un numero telefonico identifica un edificio o un telefono, così un indirizzo IP identifica univocamente uno specifico computer o un qualsiasi altro dispositivo di rete.

Una volta raccolti circa 3000 indirizzi IP, lo studio legale incaricato di seguire la vicenda aveva successivamente chiesto ed ottenuto dal Tribunale di Roma una ordinanza con la quale si intimava al gestore telefonico (Telecom) di fornire il numero di telefono (e quindi il nominativo) dei “pirati” coinvolti.

Il passo successivo, come si ricorderà, fu quello di inviare circa tremila missive “intimidatorie” ai malcapitati internauti sorpresi con le mani nel sacco, chiedendo loro il pagamento di circa 400 euro per non essere perseguiti penalmente.

La Peppermint aveva in pratica utilizzato una recente normativa europea che consente ai privati/danneggiati dalla pirateria contro il diritto d’autore, di partecipare o organizzare indagini in proprio.

E’ facile a questo punto immaginare l’effetto dirompente che questa iniziativa ha suscitato nel mondo di internet e in coloro che, anche saltuariamente, scaricano qualche brano o video da internet; a nessuno, infatti, fa piacere trovarsi davanti ad un Giudice e subire sanzioni economiche, penali ed una eventuale richiesta di risarcimento danni.

Per fortuna di tutti – e questa è la buona notizia – a seguito della mobilitazione di Altroconsumo e di diverse altre associazioni di consumatori che sono riuscite ad interessare il Garante per la Privacy,   il Tribunale di Roma (Sezione IX civile, specializzata in materia di proprietà industriale e intellettuale) in data 14 Luglio 2007 ha accolto le istanze proposte dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali,  scesa in campo alla seconda richiesta della Peppermint riguardante i nominativi di 5000 nuovi utenti sorpresi anche loro a scaricare brani musicali protetti, non concedendo alla Società tedesca il permesso di ottenere dal Gestore telefonico (questa volta la Wind) le generalità degli stessi.

Nota
Ecco come ha agito la casa discografica tedesca:
La Società discografica ha incaricato un investigatore, la ditta Logistep, esperta in antipirateria, per effettuare una ricerca riguardante la diffusione illegale della sua musica su reti P2P. La Logistep ha registrato l’indirizzo IP di quegli utenti che hanno messo a disposizione una determinata canzone e l’ora esatta di tale evento. Per verificare se il rispettivo file contiene veramente la canzone ricercata e non si tratti di un fake (un file spazzatura), ha fatto un download dell’opera messa a disposizione, controllandone il contenuto.  Successi I file inoltre sono stati salvati ai fini di prova».

Inoltre è da evidenziare che l’Ordinanza del Dr. Costa del Tribunale di Roma conferma, senza ombra di dubbio, che la Logistep (la società svizzera incaricata di raccogliere i dati) ha trattato illecitamente i dati di migliaia di utenti, facendosi ingiustificatamente schermo dell’art. 24 del Codice privacy e che, pertanto, questi dati (gli IP degli utenti) secondo il Giudice non  potranno essere utilizzati in alcuna sede, compresa quella giudiziaria.

La storia sicuramente non finirà qui, visto che la suddetta ordinanza è solo un provvedimento cautelare, ma per i cittadini e le associazioni di consumatori è comunque un provvedimento importante visto che  inverte  nettamente la tendenza che si era profilata qualche mese fa, quando lo stesso Tribunale di Roma, a seguito della prima richiesta tendente ad ottenere i nominativi di circa 3000 utenti Telecom,  aveva  accolto i ricorsi della Peppermint ordinando al gestore telefonico di fornire i nominativi degli internauti coinvolti nello scaricamento di file musicali.

                                                                                                   

                                                                                                   Piero Nuciari

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