I pesci cinesi travestiti da italiani

Alzi la mano chi non è mai andato a cena in un ristorante cinese!
Confesso di essere stato per anni un frequentatore di ristoranti cinesi; li ho frequentati perché mi è sempre piaciuta la cucina esotica, dai sapori particolari.
Debbo ammettere che per diversi anni, nei fine settimana, insieme agli amici, tra la classica pizza margherita e gli involtini primavera  abbiamo spesso scelto questi ultimi.
La mia passione culinaria esotica ha avuto una brusca interruzione circa 4 anni fa, quando una sera, assieme ad una collega, fermammo un camioncino guidato da cinesi che trasportava prodotti alimentari.

In 30 anni di servizio non avevo mai visto una situazione igienica del genere!
Quella gente stava rifornendo i loro connazionali e i ristoranti cinesi della costa.
Alla fine tornarono alla loro sede, distante circa 100 km dal nostro comune, con diversi verbali per un totale di 6.700 euro che peraltro, ad oggi, non hanno ancora pagato!

E’ impressionante come questa gente, che spesso dice di non capire l’italiano, conosca le leggi italiane meglio di noi, compresi tutti i trucchi per aggirarle!

Nel camioncino che avevamo fermato erano presenti anche diverse confezioni di pesce cinese in scatola e sottovuoto; il pensiero che quasi sicuramente mi ero cibato anche io di quei prodotti presso i ristoranti che frequentavo mi fece venire quasi il voltastomaco.

Recentemente, navigando in Internet, ho avuto modo di ripensare a questo episodio professionale leggendo un articolo scritto da un giornalista cinese dissidente, Zhou Qing, pubblicato sul quotidiano “La Stampa” del 15/06/2008.
Zhou Qing raccontava di un evento accaduto in Cina alla fine del 2004. In quell’anno erano stati portati in ospedale numerosi bambini con problemi di precocità sessuale, ma la notizia era stata coperta dal governo che l’aveva dichiarata una diceria.

Il giornalista, una mattina, mentre aspettava nell’ambulatorio di una clinica ginecologica una dottoressa sua amica, vide una signora di circa trent’anni, che aveva portato in ospedale sua figlia per delle cure. Rimase stupito nell’apprendere che la bambina, che fisicamente poteva essere considerata una ragazza, aveva solo sette anni e mezzo!
La madre gli disse che ormai a Pechino il fenomeno dei bambini con problemi di sessualità precoce non era più una novità e che tra questi piccoli pazienti quello più spaventoso era il caso di un bambino di sei anni che presentava la prima barba! Tutto questo era causato dagli ormoni aggiunti negli alimenti per bambini.

Questi alimenti, che per il loro sapore risultano particolarmente graditi ai piccoli consumatori, contengono ormoni che, data la limitata capacità di assorbimento di un bambino, si accumulano nel corpo provocando il fenomeno della sessualità precoce.
Ancora più nocivi sono i frutti di mare contenenti elementi chimici. Basta poco per anticipare l’età della prima mestruazione, dai quattordici anni delle ragazze degli anni venti ai dieci anni delle ragazze di oggi. Secondo alcune ricerche, in Cina anche il tasso di fertilità si è abbassato, al punto che una coppia su otto risulta sterile.

Da una successiva indagine fatta dal giornalista, risultò che i prodotti marini, apprezzati dai cinesi per il loro valore nutritivo, non solo causano danni nei bambini, ma influenzano anche la fertilità degli adulti.
Nell’articolo il giornalista cinese asseriva di aver visto con i suoi occhi gli allevatori di pesce delle  regioni del Guangdong, dello Zhejiang, del Jiangxi e dello Shanxi depositare sul fondo delle vasche di allevamento uno spesso strato di ciprofloxacina o di pillole anticoncezionali, mentre le ripulivano dal fango.

La motivazione di questa operazione, tollerata dal Governo cinese, non era solo quella di evitare le malattie infettive degli animali, ma anche di accelerare la crescita dei pesci con gli ormoni contenuti in grande misura nei farmaci anticoncezionali.
Gli allevatori di quelle zone gli riferirono che loro, naturalmente, non mangiamo i pesci da loro allevati e  che questi venivano messi in commercio in altre regioni della Cina o, addirittura, esportati.

E’ da evidenziare che le pillole anticoncezionali utilizzate, distribuite dal governo locale per il controllo demografico, non rappresentavano alcun costo per gli allevatori.

Gli effetti di questi ormoni sulla crescita degli animali da allevamento erano impressionanti; si pensi che una tartaruga o un’anguilla che in condizioni normali impiegano circa due anni per raggiungere il peso di un kilogrammo, con questo sistema impiegavano solo due mesi!
La Cina, grande esportatrice di prodotti agricoli, è ormai diventata insensibile alle continue critiche da parte degli Stati Uniti, dell’Europa e degli stessi paesi asiatici per la scarsa qualità e per la pericolosità dei prodotti ittici esportati.
Dopo la scoperta della presenza di anabolizzanti nella carne suina, di residui di pesticidi nelle verdure, la presenza di formaldeide sulfossilato sodico nel tofu e di formaldeide nei prodotti del mare, definire il resto dei prodotti cinesi inaffidabile, è poco, visto che non c’è settore che sfugga alla creatività di questa gente senza scrupoli.

E noi cittadini europei restiamo a guardare, sperando che quanto prima passi la legge caldeggiata dal Ministro Zaia, che obbliga l’indicazione dell’origine delle materie prime di tutti i prodotti alimentari commercializzati in Europa.

Purtroppo i cinesi sono dei maestri nell’arte della contraffazione e, spesso, anche i nostri  grossisti e  commercianti risultano essere privi di scrupoli… e in quanto a disonestà non sono da meno!

Ecco alcune contraffazioni accertate negli ultimi anni

Pesce
Nel Gennaio scorso sono stati sequestrati diversi chili di “bianchetti” da una bancarella a Genova. Il costo era elevato ma la vendita fuori stagione aveva sollevato la curiosità dei Nas che hanno appurato l’imbroglio: a suon di decine di euro venivano venduti pesciolini di acqua dolce importati dalla Cina a pochi spiccioli. Il guadagno era grande e il commerciante, per ignoranza o per furbizia, si era guardato bene dallo spiegare all’acquirente la differenza di prodotto.
E ancora…
Nel 2007 negli Usa diverse specie di pesce e crostacei d’allevamento sono state aggiunte alla lista nera dei prodotti cinesi banditi dal mercato.  Le autorita’ avevano aumentato i controlli sull’importazione di carpe, anguille, frutti di mare freschi e congelati, in quanto nei campioni esaminati dalla Food and Drug Administration (Fda, l’ente federale americano per il controllo di cibo e farmaci) erano stati rilevati residui di sostanze cancerogene, ossia antibiotici e altre sostanze vietate (nitrofurani, verde malachite, genziana violetta e fluoroquinolone). Queste sostanze avevano dimostrato un potere cancerogeno negli esperimenti in laboratorio e potevano indurre una resistenza agli antibiotici in uso alla popolazione.

Tartufi
Spesso vengono importati dalla Cina e poi mimetizzati tra quelli nostrani da cui assorbono lo stesso particolare odore ma non lo stesso sapore. E la truffa, forse, si scopre solo a tavola.

Prosciutto
Quello di Parma è il più contraffatto. Timbri falsi trasformano un modesto prosciutto in quello più nobile. Recentemente sulla stampa è apparsa la notizia che i cinesi hanno anche loro creato il “prosciutto dop”!

Gamberetti, molluschi, miele, carne di pollo e di coniglio nonché di cibo per cani e gatti
Nel 2002 l’Unione europea proibì l’importazione di alcune derrate alimentari di origine cinese riscontrate non rispondenti alle norme comunitarie in materia di sicurezza alimentare: si trattava di gamberetti, molluschi, miele, carne di pollo e di coniglio nonché di cibo per cani e gatti;

in questi alimenti le autorità di controllo comunitarie (veterinari sanitari, ispettori e commissari), ognuna attraverso l’assolvimento delle proprie competenze, avevano riscontrato la presenza di un pericolosissimo antibiotico, il «cloramfenicolo». La sostanza in questione, vietata dal 1994 in Europa, ha il potere di indurre mutazioni genetiche e quindi tumori. Quando entra nel ciclo alimentare e si rimane esposti al suo consumo in modo cronico, provoca danni devastanti;

Nonostante il divieto una partita di 27 tonnellate di gamberetti d’origine asiatica, certamente contaminati da cloramfenicolo, entratò in Olanda e venne poi commercializzata in tutti gli Stati membri, anche sotto forma di farine per l’alimentazione animale, dove in tal senso era permessa.

Ogni commento è superfluo senza considerare che l’elenco degli alimenti contraffatti potrebbe essere molto lungo.

E’ triste, comunque, constatare che anche da noi il profitto viene prima di tutto e a farne le spese sono sempre e solo i consumatori.

La parte del leone, nei controlli, viene fatta nel nostro Paese dai Nas, ma non sarebbe male che anche le altre forze dell’Ordine contribuissero fattivamente alla tutela della salute dei cittadini.
La Polizia Municipale, alla quale appartengo, dovrebbe essere in prima fila per questo genere di controlli.
E’ desolante invece constatare che nell’80% dei comuni italiani questo non avviene, al massimo vengono controllati i cartellini dei prezzi e poco altro.
L’igiene degli alimenti risulta essere addirittura un tabù, nonostante che questo genere di controlli sia consentito alla PG dall’art 13 della L. 689/81.

Per placare le coscienze spesso i Comandi giustificano il “non fare” con la scusa che “tanto ci pensano le ASL con gli Ispettori d’Igiene”, facendo finta di ignorare che anche le Aziende Sanitarie hanno una carenza cronica di organico che impedisce loro di fare prevenzione.

Eppure per tutelare i cittadini basterebbe molto poco: un minimo di preparazione nelle materie igienico-annonarie, un aggiornamento continuo sulle normative europee e nazionali e, soprattutto, tanta buona volontà.

Piero Nuciari

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