Il decreto del fare e il wi-fi libero

L’articolo 10 del DL 21 Giugno 2013 n. 69, convertito con modifiche nella Legge 9 Agosto 2013,  n. 98, ha finalmente previsto la liberalizzazione dell’accesso ai servizi  wi-fi messi a disposizione dai P.E. e dagli enti pubblici.

La norma recita testualmente: “l’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia wi-fi non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio”.

La prima spallata alla legge Pisanu,  che obbligava i gestori ad identificare gli utenti che utilizzavano i punti di accesso internet pubblici, registrandone il traffico generato durante la navigazione, venne data dall’allora ministro Maroni con il D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, meglio conosciuto come decreto Milleproroghe.

All’epoca, come si ricorderà,  in Parlamento vi furono accese critiche “bipartisan” contro la norma Pisanu, visto che limitava lo sviluppo dei servizi wi-fi nel nostro Paese.

Non aveva infatti senso limitare la libertà di navigazione dei cittadini monitorando la loro navigazione, visto che per chi ha una leggera infarinatura in informatica, è di una facilità estrema rimanere anonimi durante la navigazione.

Nonostante tutto, la liberalizzazione del WI-FI prevista dall’articolo 10 del DL del Governo Letta, per arrivare in dirittura di arrivo non ha avuto vita facile, visto che sull’argomento si è parlato addirittura di porre la fiducia.

Prima delle ultime modifiche, infatti, il testo che si apprestava ad approdare in Parlamento, prevedeva che “i gestori di bar e ristoranti – come quelli di ogni altro esercizio pubblico – dovessero acquisire e conservare dati relativi alla navigazione degli utenti, completamente inutili in termini di antiterrorismo ma, in taluni casi, costituenti dati personali“.

Una proposta che arrivava addirittura dal ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato e che annunciava così una lunga serie di adempimenti burocratici per bar, pub e hotel. Non solo: faceva anche regredire i progressi compiuti da parte dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni nel 2011 con l’abrogazione del decreto Pisanu!

Ancora una volta i nostri politici hanno dimostrato un’ignoranza in materia veramente anacronistica, demonizzando un servizio che nelle altre nazioni europee è libero.

Il loro timore è che venisse utilizzato per compiere reati, come se un terrorista (o un pedofilo) che volesse compiere un reato nel nostro Paese avesse bisogno di andare in un bar per collegarsi via internet con i propri complici!

Oggi anche mio figlio di 8 anni sa che è possibile navigare in maniera anonima in internet utilizzando software come Tor, Ultrasurf, Freegate, Opera Tor, etc. e che una volta  connessi è facilissimo far perdere le proprie tracce.

Una volta usciti (disconnessi), peraltro, con programmi di pubblico dominio come Ccleaner è possibile cancellare tutto quello che è stato digitato/scaricato sovrascrivendo decine di volte lo spazio del disco fisso in modo da rendere irrecuperabile tutti i risultati della navigazione.

Neanche il Mac address ovvero il codice di 48 bit assegnato in modo univoco dal produttore ad ogni scheda di rete ethernet o wireless prodotta al mondo, che rende qualsiasi pc identificabile, è più rintracciabile visto che ci sono software gratuiti in grado di modificarlo ad ogni collegamento.

I nostri governanti, in pratica  hanno imposto in tutti questi anni un divieto che, a differenza degli altri Paesi europei, ha penalizzato pesantemente lo sviluppo di internet nel nostro Paese a fronte di una illusione di sicurezza data dalla loro ignoranza e da quella dei loro consulenti!

Per fare un altro esempio di come sia possibile aggirare il divieto previsto dalla legge Pisanu occorre solo evidenziare che in Italia il 30-40 % di coloro che hanno un contratto privato di accesso internet presso la propria abitazione, non ha la connessione wi-fi protetta da password e tutti quelli che si trovano a passare sotto quelle abitazioni con un tablet, uno smartphon o un comunissimo portatile, possono sfruttarla facendo poi ricadere la colpa delle loro azioni sul malcapitato cittadino!

E’ tutto talmente semplice che il limite è… la propria fantasia!

A questo punto viene spontaneo chiedersi chi sono gli “esperti” che hanno dato consulenza informatica all’allora Ministro Pisanu  per creare quell’obbrobrio di legge e coloro che oggi, a distanza di anni, hanno continuato a “consigliare” i nostri politici di impedire la liberalizzazione degli accessi.

Considerato che queste “consulenze” sicuramente non sono state fornite gratuitamente, questi “esperti” dovrebbero essere citati per danni davanti alla Corte dei Conti!

Questa ignoranza dei nostri politici è purtroppo riscontrabile anche in altri settori del nostro Paese dove basterebbe solo buon senso, empatia e informazione (a posto delle chiacchiere) per cambiare in meglio la vita e il destino della nostra nazione.

…Speriamo che con le prossime elezioni gli italiani possano essere più fortunati!

Piero Nuciari

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