Le problematiche relative al consumo del latte crudo: l’Ordinanza del Sottosegretario Martini

Negli ultimi giorni i media hanno dato parecchia rilevanza al problema igienico del “latte alla spina” e delle persone che, a seguito del consumo di tale alimento senza bollitura, sono finite all’ospedale.

Nota
L’art.2 del D.P.R. 54/97 definisce latte crudo come “il latte prodotto mediante secrezione della ghiandola mammaria di vacca (…) non sottoposto ad una temperatura superiore a 40° C né ad un trattamento avente effetto equivalente”.
I nostri nonni, contadini e ignoranti, sapevano benissimo che il latte appena munto, prima di essere consumato, doveva essere bollito per evitare malattie.
Oggi, nonostante che viviamo nell’era di Internet, l’ignoranza dal punto di vista igienico regna sovrana ed i risultati, purtroppo,  li leggiamo quotidianamente sulla stampa.

Per correre ai ripari ed evitare che la situazione peggiori, in data 10 Dicembre 2008 il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato un’ordinanza con le misure per garantire la sicurezza dei cittadini in merito all’erogazione di latte crudo nei distributori automatici.

L’ordinanza prevede: 

  •  
    1. l’obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l’indicazione, oltre a quanto già previsto dall’Intesa Stato Regioni del 25 gennaio 2007, che il latte deve essere consumato previa bollitura; 

Nota
L’Escherichia Coli O157 è un batterio che può essere presente negli animali da latte e trasmettersi all’uomo attraverso il latte non pastorizzato o non bollito. Negli animali il batterio non crea problemi ma nell’uomo causa effetti gravi che, specialmente nei bambini, possono essere devastanti. Tra le patologie correlate all’escherichia coli O157 vi è infatti la Sindrome emolitica uremica (SEU) che può portare anche alla dialisi. La bollitura del latte consente di eliminare l’Escherichia coli, cioè il batterio produttore di tossine responsabili della sindrome emolitico uremica.

Sulla base delle informazioni pervenute dall’Istituto Superiore di Sanità risultano ad oggi 10 casi di bambini colpiti da sindrome emolitico uremica che hanno consumato latte crudo nei giorni precedenti (quindi è probabile una correlazione con l’alimento).
Nel 2007 i casi segnalati sono stati 3 (Rimini, Padova, Mantova) e nel 2008 sono stati 7 (Bolzano, Ancona, Bologna, Cremona, Mantova,Verona e Torino).

La bollitura del latte consente inoltre  di eliminare anche patogeni diversi dall’Escherichia coli quali ad esempio:

  • salmonelle e campylobacter che possono dare gravi forme gastroenteriche;
  • la listeria, che nei casi più gravi provoca meningite e nelle donne in gravidanza aborto.
  • brucellosi e tubercolosi, anche se va ricordato che i piani di risanamento degli allevamenti hanno contribuito a ridurre drasticamente le patologie in medicina umana legate al consumo di latte crudo.

Fonte: Ministero della Salute

  •  
    1. l’indicazione, verrà riportata in maniera ben visibile ed a caratteri in rosso
       come data massima di scadenza il 3° giorno dalla data della messa a disposizione del consumatore;
    2. la sospensione della commercializzazione di latte crudo attraverso macchine erogatrici non rispondenti ai requisiti;

Nota
Le problematiche connesse al consumo di latte crudo non sono correlate alla qualità del latte, che è buona, né alla sua conservazione o a carenze di natura igienico sanitaria dei distributori, ma al fatto che il latte non essendo pastorizzato espone a contrarre agenti patogeni che sono inattivati o distrutti dalla bollitura o pastorizzazione.
E’ da evidenziare che il latte crudo sfuso viene commercializzato senza essere sottoposto ad analisi quotidiane in grado di escludere anomalie di composizione o sviluppo di carica batterica
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    1. il divieto di somministrazione di latte crudo nell’ambito della ristorazione collettiva;
    2. che il responsabile della macchina erogatrice debba escludere la disponibilità di contenitori destinati al consumo in loco del prodotto.

Nota
Dal punto di vista igienico, la responsabilità della registrazione degli allevamenti e delle macchine erogatrici ricade sugli operatori che sono tenuti a farne specifica richiesta all’ASL di competenza. La stessa ASL effettua i controlli sanitari previsti. Attualmente in Italia, in base ai dati pervenuti al Ministero,  risultano n. 862 allevamenti autorizzati alla produzione di latte crudo e n. 1111 distributori registrati.

Il provvedimento prevede inoltre che, nelle more dell’emanazione dei provvedimenti regionali attuativi dell’Intesa Stato regioni del 25 gennaio 2007, è fatto obbligo a chiunque di rispettare le disposizioni di cui all’Intesa tra il Governo le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, in materia di vendita diretta di latte crudo per l’alimentazione umana, del 25 gennaio 2007.

Nota
L’intesa Stato regioni del 25 gennaio 2007, era nata a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento dell’Unione Europea 853 del 2004, con il quale era stata concessa agli Stati membri la possibilità di “vietare o limitare l’immissione sul mercato di latte crudo”. In assenza di specifiche disposizioni nazionali, la vendita di questo alimento era consentita nel rispetto dei requisiti del regolamento stesso. Nessuna indicazione era data per i distributori automatici. Successivamente, tenuto conto del proliferare dei distributori automatici di latte crudo su tutto il territorio nazionale,  il Governo ha dovuto adottare un provvedimento condiviso con le regioni al fine di disciplinare la produzione e commercializzazione di detto alimento.

                                                                                                  

                                                                                        Piero Nuciari

Il testo dell’Ordinanza  L’intesa Stato-Regioni del 25 gennaio 2007

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