Olio di oliva: la contraffazione del Made in Italy non sarà più reato

Che bella la politica! Abbiamo le carceri piene? Liberiamo i detenuti e depenalizziamo i reati! …E come d’incanto, il problema è risolto!
Il Governo Renzi in queste cose è insuperabile. In più, rispetto ai precedenti Governi, ha anche la sfrontatezza di spacciare le malefatte come l’ennesimo successo delle riforme a favore dei cittadini!

Decisamente la faccia tosta a questa gente non manca. Un esempio? Lo scandalo della Banca Etruria, quella dove lavora il fratello della Boschi, la cognata e dove il padre del Ministro è (era) vice-presidente.
Quello che è stato fatto ai risparmiatori è abominevole, e tutti, compresi soprattutto i politici del PD, dopo l’accaduto hanno pubblicamente sostenuto che i risparmiatori devono essere tutelati e che occorre trovare un modo per far riavere loro il denaro perso.

Peccato, però, che a livello europeo, sia stato recentemente approvato il meccanismo del bail.in, (Direttiva Europea 2014/59/UE) il quale prevede che dal 1 gennaio 2016, se la vostra banca va in crisi dovrete pagare voi con i vostri conti correnti, azioni e obbligazioni. Oggi con limite superiore a 100 mila euro, ma si potrebbe finire a 30 mila come già in Germania.
Per la cronaca, al Parlamento Europeo, chi ha votato per il bail-in ha un nome e un cognome.
I favorevoli, provenienti dalla scorsa legislatura, sono stati:
Partito Democratico: Arlacchi, Balzani, Barbagallo, Berlinguer, Borsellino (indipendente), Caronna, Cofferati, Costa, Cozzolino, De Angelis, De Castro, Domenici, Frigo, Gualtieri, Iovine, Panzeri, Pirillo, Pittella, Prodi, Toia, Zanoni
Forza Italia: Bartolozzi, Bertot, Comi, De Martini, Gardini, Iacolino, Mastella, Rivellini, Rossi, Silvestris
NCD: Angelilli, Bonsignore, Cancian, Pallone
Fratelli d’Italia – AN: Berlato
UDC: Casini, De Mita, Rotti, Salatto
Popolari per l’Europa: Tatarella
Italia dei Valori: Rinaldi, Uggias, Vattimo
ECR: Muscardini
Gli astenuti, invece, sono gli insospettabili che si sono sempre dichiarati contrari:
Lega Nord: Fontana, Salvini, Scottà, Borghezio, Bizzotto

La coerenza, per questa gente, è evidentemente un optional!

La prossima porcata in arrivo, targata “Governo Renzi”, destinata a dare il colpo di grazia ad una delle ultime specialità dell’economia italiana, la produzione olearia, è la bozza di decreto legislativo presentata in Parlamento, che depenalizzerebbe il reato di contraffazione dell’olio Made in Italy, sostituendolo con una sanzione amministrativa da 1600 a 9500 euro.

Se venisse approvata – e la cosa è probabile visto che il Governo sta andando avanti a colpi di fiducia – indicare con l’inganno che l’olio di oliva è 100% italiano, costerà una cifra irrisoria rispetto agli utili accumulati con la truffa.
Per la sanzione dovrà infatti essere applicato l’articolo 16 della L n. 689/81, che prevede il pagamento di una somma pari al doppio del minimo a a un terzo del massimo, se più favorevole.
Nel nostro caso il contravventore, se scoperto, se la caverà con il pagamento di soli 3.166 euro!

Per la verità si era in attesa da tempo che il governo varasse il decreto legislativo con le sanzioni per violazioni del regolamento 29/2012, relativo alle norme di commercializzazione dell’olio di oliva; non ci si aspettava però che il Governo, dopo le polemiche sull’Italian sounding e le recenti inchieste giudiziarie, depenalizzasse il reato di contraffazione dell’olio Made in Italy.

L’articolo 4 della Bozza di decreto Legislativo presentata dal Governo prevede:
Articolo 4 (Designazione dell’origine)
Salvo che il fatto non costituisca reato, chiunque non indica nell’etichetta degli “oli extra vergini di oliva” e degli “oli di oliva vergini” preimballati e nei documenti commerciali di detti oli sia preimballati sia allo stato sfuso, la designazione dell’origine o indica la designazione dell’origine difformemente da quanto previsto dall’articolo 4 del regolamento (UE) n. 29/2012, ovvero riporta segni, figure o illustrazioni in sostituzione della designazione dell’origine o che possono evocare un’origine geografica diversa da quella indicata, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 1600 a euro 9500.

A prima vista potrebbe sembrare un articolo come un altro, ma analizzandolo attentamente è possibile capire dove sta l’ennesima “fregatura” per i consumatori (e l’ennesimo favore per le lobbies…).
La fregatura sta nelle prime sette parole: “Salvo il fatto che non costituisca reato”!
(Ebbene sì, questa volta, anziché nasconderla tra le righe (la fregatura), l’anno messa proprio sotto gli occhi)!

Questa frase, infatti, è solo fumo negli occhi, perché secondo la Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 4 marzo 2014 (Grande Stevens e altri c. Italia): “… l’articolo 2 del Protocollo n. 7 vieta anche il «doppio giudizio» per gli stessi fatti. Un procedimento penale non può quindi essere aperto per gli stessi fatti oggetto di una decisione amministrativa definitivamente confermata dai tribunali e passata quindi in giudicato...”

Nel caso venga comminata la sanzione amministrativa prevista dalla bozza di decreto legislativo del governo, e la stessa non venga impugnata, è di fatto vietato alle Procure anche solo aprire un fascicolo per “Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.” (articolo 517 quater del Codice penale).

All’azienda disonesta basterà quindi farsi comminare la sanzione fino a 9500 euro (ma che nella realtà è di soli 3.166 euro!) per veder automaticamente risolta ogni pendenza con lo Stato!

Altra nota importante…
L’articolo 517 quater del Codice penale punisce con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000 chi si macchi di tale reato.
Lo schema di decreto legislativo del governo non solo depenalizza l’illecito ma dimezza anche la sanzione rispetto a quanto previsto dal Codice penale!

A questo punto il lettore si chiederà se almeno la sanzione di 9500 euro possa essere considerata congrua…

Anche qui, facendo solo quattro conti con quanto è accaduto recentemente con l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che ha messo sotto indagine 7000 tonnellate di falso Made in Italy, viene fuori che Spacciando per Made in Italy un olio comunitario, l’utile per l’azienda variava da un minimo di 7 milioni di euro fino a un massimo d 10,5 milioni di euro.

Se il Governo avesse voluto veramente e seriamente depenalizzare il reato avrebbe dovuto rendere davvero deterrente la sanzione pecuniaria, rendendola pari al fatturato generato dalla frode.

Nel caso pugliese, secondo i calcoli degli inquirenti, la sanzione avrebbe potuto essere essere di circa 30 milioni di euro, contro i “soli” 9500 euro (virtuali) previsti dalla bozza di decreto legislativo.

Come è possibile verificare, 9500 euro (virtuali) non costituiscono proprio un deterrente per i soliti furbi!

Ultima chicca del progetto di legge del Governo Renzi, presentato naturalmente dalla Boschi, è il depotenziamento al ruolo di solo accertatore delle varie forze di polizia: Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri dei Nas, Guardia di Finanza, solo per citare quelle che più frequentemente si occupano di verifiche nelle aziende dell’agroalimentare.

Queste, una volta accertata la violazione di falso Made in Italy, non dovranno più trasmettere la notizia di reato alle Procure ma direttamente alla Repressione frodi che si occuperà, nel ruolo di giudice, di irrogare la sanzione.
Gli ispettori dell’Icqrf, però, diventeranno sia accertatori sia giudici, potendo sia rilevare la violazione che comminare la multa.
Caso più unico che raro, inoltre, il comma 4, dell’articolo 10, stabilisce che il 50% dei proventi delle sanzioni verrà trasferito al budget dell’Icqrf.
Più accertamenti, più multe e più soldi da spendere per l’Ispettorato Repressione Frodi.

A questo punto viene spontaneo chiedersi:
ma se nel Marzo 2015 la Ue ordinava di abbattere i secolari ulivi pugliesi infettati dal batterio Xylella fastidiosa, se nel settembre 2015 la Mogherini proponeva di aprire le porte all’Olio della Tunisia e poi, recentemente, il Governo Renzi propone una legge “a favore” della contraffazione… non è che “per caso” dietro a tutto ciò vi è il disegno di qualche lobbies intenzionata ad affossare l’economia agricola italiana con la complicità di questi politici non eletti dai cittadini?

Il Divino Andreotti diceva: “Pensar male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”!

Piero Nuciari

schema-decreto-legislativo

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