Riforma dei reati agroalimentari: cosa cambia per i controlli della Polizia Locale
La Legge n. 75/2026 rafforza la tutela del Made in Italy alimentare
Con la pubblicazione della Legge 21 aprile 2026, n. 75, entrata in vigore il 29 maggio 2026, il legislatore ha introdotto una profonda riforma del sistema sanzionatorio in materia agroalimentare, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei prodotti italiani, contrastare le frodi commerciali e migliorare la tracciabilità lungo tutta la filiera alimentare.
La riforma assume particolare interesse per la Polizia Locale, chiamata sempre più frequentemente a collaborare con le altre autorità di controllo nell’ambito delle verifiche sul commercio, sulla corretta etichettatura e sulla tutela del consumatore.
Nasce il patrimonio agroalimentare come bene giuridico da proteggere
Uno degli aspetti più significativi della riforma è l’inserimento nel Codice Penale del concetto di “patrimonio agroalimentare”, che viene espressamente affiancato ai tradizionali beni giuridici dell’economia pubblica, dell’industria e del commercio.
Per dare concretezza a questa nuova impostazione, è stato istituito il nuovo Capo II-bis del Titolo VIII del Libro II del Codice Penale, dedicato ai “Delitti contro il patrimonio agroalimentare”.
L’intervento legislativo non si limita quindi a punire la semplice contraffazione, ma mira a proteggere l’intero sistema produttivo agroalimentare nazionale, considerato strategico sia dal punto di vista economico sia sotto il profilo della tutela dei consumatori.
Abrogato il vecchio reato di vendita di sostanze alimentari non genuine
La riforma elimina l’articolo 516 del Codice Penale (“Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine”) e l’articolo 517-bis relativo alle aggravanti.
Le vecchie fattispecie vengono sostituite da nuove figure di reato più moderne e maggiormente adeguate alle dinamiche commerciali contemporanee, comprese le vendite online e le piattaforme digitali.
Il nuovo reato di frode alimentare
Tra le novità più rilevanti figura l’introduzione dell’articolo 517-sexies del Codice Penale, che disciplina il reato di “Frode alimentare”.
La norma punisce chiunque, nell’esercizio di attività agricole, industriali, commerciali o di intermediazione, immetta nel mercato alimenti, bevande o acque che, per origine, provenienza, qualità o quantità, risultino sostanzialmente difformi da quanto dichiarato o pattuito.
L’ambito applicativo è molto ampio e comprende non soltanto la vendita, ma anche:
- importazione;
- esportazione;
- trasporto;
- distribuzione;
- introduzione in depositi doganali;
- commercializzazione mediante strumenti digitali e piattaforme online.
La pena prevista è la reclusione da due mesi a un anno e la multa da 1.000 a 4.000 euro. Sono tuttavia escluse le ipotesi di lieve entità, valutate in base alla quantità del prodotto, al valore economico e all’effettivo pregiudizio arrecato al consumatore o al mercato.
Commercio di alimenti con segni mendaci: il nuovo articolo 517-septies
La riforma introduce inoltre il nuovo articolo 517-septies del Codice Penale, che punisce il commercio di alimenti con segni mendaci.
Il reato si configura quando vengono utilizzati marchi, indicazioni, simboli, immagini o altri segni distintivi falsi o ingannevoli idonei a indurre il consumatore in errore circa:
- origine del prodotto;
- provenienza;
- qualità;
- quantità;
- caratteristiche degli ingredienti.
Si tratta di una fattispecie particolarmente rilevante per l’attività ispettiva della Polizia Locale, soprattutto nei controlli presso esercizi commerciali, mercati, fiere, attività di somministrazione e commercio elettronico.
La pena prevista è la reclusione da tre a diciotto mesi e la multa fino a 20.000 euro.
Le aggravanti: agropirateria, grandi quantitativi e falso biologico
La legge prevede un sistema di aggravanti che comportano aumenti di pena fino a un terzo o, in alcuni casi, fino alla metà.
Le aggravanti riguardano:
- prodotti DOP e IGP;
- utilizzo di documentazione falsa;
- quantità particolarmente rilevanti di prodotto;
- commercializzazione di alimenti presentati come biologici senza certificazione;
- attività organizzate e continuative riconducibili alla cosiddetta “agropirateria”.
Quest’ultima rappresenta una delle innovazioni più importanti della riforma: non costituisce più un reato autonomo ma una circostanza aggravante applicabile quando la frode viene realizzata con modalità organizzate, continuative e strutturate.
Pene più severe per la contraffazione DOP e IGP
Vengono sensibilmente inasprite anche le sanzioni previste per la contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni protette.
Per il reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni protette la pena passa:
- dalla reclusione fino a due anni alla reclusione da uno a quattro anni;
- dalla multa fino a 20.000 euro alla multa da 10.000 a 50.000 euro.
La norma amplia inoltre le condotte punibili includendo trasporto, esportazione, spedizione in transito, deposito e somministrazione dei prodotti contraffatti.
Confisca obbligatoria e chiusura delle attività
La legge rafforza notevolmente gli strumenti patrimoniali di contrasto.
Per i nuovi reati agroalimentari è prevista la confisca obbligatoria:
- dei prodotti oggetto dell’illecito;
- dei beni utilizzati per commettere il reato;
- dei profitti derivanti dall’attività criminosa;
- dei beni di valore equivalente quando non sia possibile individuare direttamente il profitto.
Nei casi più gravi o in presenza di recidiva specifica il giudice può inoltre disporre:
- la chiusura temporanea dello stabilimento o dell’esercizio;
- la sospensione delle autorizzazioni;
- la revoca definitiva delle licenze.
Tali misure assumono particolare rilievo per gli operatori della Polizia Locale impegnati nelle attività di vigilanza amministrativa e commerciale sul territorio.
Nuove regole per i prodotti sequestrati
Una significativa novità riguarda la gestione dei prodotti alimentari sequestrati.
Quando gli alimenti risultano ancora idonei al consumo umano o animale, non contraffatti e non deteriorati, l’autorità giudiziaria potrà disporne la destinazione a:
- enti territoriali;
- enti caritatevoli;
- associazioni assistenziali;
- strutture che si occupano di animali abbandonati.
La misura mira a ridurre gli sprechi alimentari e a valorizzare la funzione sociale dei sequestri, ferma restando la preventiva rimozione di marchi o segni costituenti reato.
La Cabina di regia per i controlli amministrativi
La riforma istituisce una Cabina di regia nazionale per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare, coordinata dal Ministero dell’Agricoltura.
L’obiettivo è evitare duplicazioni e sovrapposizioni tra le varie autorità competenti, migliorando il coordinamento tra:
- ICQRF;
- ASL;
- NAS;
- Guardia di Finanza;
- Agenzia delle Dogane;
- Regioni;
- Comuni e Polizie Locali.
Per gli operatori di Polizia Locale ciò potrebbe tradursi in una maggiore integrazione dei controlli e in procedure operative più uniformi sul territorio nazionale.
Contrassegno volontario per i prodotti DOP e IGP
Un’ulteriore innovazione riguarda l’introduzione di uno speciale contrassegno volontario per i prodotti DOP e IGP.
Il contrassegno sarà realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e avrà natura di carta valori, costituendo uno strumento aggiuntivo per la tutela dell’autenticità delle produzioni certificate.
Le modalità operative saranno definite con successivo decreto ministeriale che disciplinerà caratteristiche tecniche, utilizzo, distribuzione e controlli.
Implicazioni operative per la Polizia Locale
La Legge n. 75/2026 rappresenta una delle più importanti riforme degli ultimi anni nel settore agroalimentare.
Per la Polizia Locale aumentano le opportunità di collaborazione interistituzionale e si ampliano gli strumenti normativi utilizzabili nell’attività di vigilanza economica e commerciale.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta ai controlli su:
- etichettatura e tracciabilità;
- prodotti DOP, IGP e biologici;
- indicazioni di origine;
- commercio online di prodotti alimentari;
- utilizzo di segni e marchi potenzialmente ingannevoli;
- attività commerciali coinvolte in filiere fraudolente organizzate.
In conclusione possiamo dire che per la Polizia Locale si apre una nuova sfida: intensificare i controlli sul territorio, contrastare con determinazione le frodi alimentari e difendere il vero Made in Italy. Ogni verifica su etichette, tracciabilità, prodotti DOP, IGP e biologici diventa uno strumento concreto per tutelare i consumatori, proteggere le imprese oneste e preservare uno dei patrimoni economici più importanti del nostro Paese.
Piero Nuciari
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